IL LESSICO DEL PARLATO

OTTONE ROSAI, Conversazione, 1922 Il parlato si serve molto di termini ad altissima frequenza che hanno capacità polisemiche: fare, cosa, roba o i cosiddetti plastismi. Spesso da verbi generali si formano espressioni analitiche con significati per cui esistono già forme verbali appropriate: far fagotto per andarsene; venir via per uscire; oppure verbi pronominali: farcela, contarci, volerci, entrarci (recentemente si sente sempre più spesso c'entrare in frasi come non vedo come questo possa c'entrare).

Inoltre il parlato induce all'uso di forme espressive come i diminutivi e i superlativi (o forme figurate e iperboliche): tantissimo, sicurissimo, pazzesco, mostruoso, stupendo, un sacco di…, ecc.

Il registro dei testi scritti, a meno che essi non siano molto informali o non vogliano imitare le modalità del parlato, deve evitare:
  • parole connotate come colloquialismi;
  • termini generici;
  • forme espressive non motivate.
Si ricordi sempre che il lettore, al contrario dell'ascoltatore, ha tutto il tempo per dedicare tutta l'attenzione alle parole che legge: perciò la vaghezza, così come l'eccesso di espressività, lo disturbano.



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