IL LINGUAGGIO GIORNALISTICO

UMBERTO BOCCIONI, Rissa in Galleria, 1910 Il linguaggio giornalistico non sempre è un buon modello linguistico. I giornali possono essere molto diversi tra loro e all'interno dello stesso giornale si trovano tipi testuali molto diversi: per esempio l'articolo di fondo, quello di cronaca e il pezzo di costume non possono essere accomunati sotto la dizione generica di articoli di giornale se non per il fatto che sono ospitati dallo stesso supporto.

Molti testi giornalistici, soprattutto gli articoli di cronaca, sono pieni di moduli linguistici che non possono essere offerti acriticamente come esempio a chi studia la scrittura:
  • la frase nominale. Si tratta delle frasi senza verbo principale, usate dai giornali per velocizzare il ritmo o, soprattutto nei titoli, per usare meno spazio; come nella sequenza
      Minuziose le indagini delle forze dell'ordine. Risultato: arrestati 4 extracomunitari e ritirata la licenza a un imprenditore veneto.
    Se una formulazione del genere, priva di qualunque verbo principale, è adatta a un articolo di cronaca, non è però apprezzabile in un testo non giornalistico e nemmeno in articoli di fondo o di costume, o in reportage più impegnati. Una possibile riformulazione della sequenza potrebbe essere:
      Le indagini minuziose operate dalle forze dell'ordine hanno permesso di arrestare quattro extracomunitari e hanno condotto al ritiro della licenza a un imprenditore veneto.
    Oppure
      Le forze dell'ordine, dopo indagini minuziose, hanno arrestato quattro extracomunitari e hanno ritirato la licenza a un imprenditore veneto.
  • gli stereotipi. Sono formule quasi fisse, luoghi comuni: per esempio, gli incidenti sono sempre spettacolari incidenti, gli interventi chirurgici delicati interventi chirurgici; e così abbiamo le brillanti operazioni, i solerti funzionari, il tempestivo intervento delle forze dell'ordine, il furto audace, la fuga precipitosa, ecc. Un certo stile giornalistico induce a usare un'aggettivazione meccanica, non motivata dalle necessità comunicative;
  • i plastismi. I giornali sono tra i maggiori veicoli di plastismi, ossia parole di moda che vedono ampliare la propria sfera semantica fino all'indefinitezza;
  • il linguaggio figurato. Il linguaggio giornalistico è ricco di traslati e altre figure retoriche. Le figure retoriche non dovrebbero essere usate con eccessiva leggerezza o addirittura in modo inconsapevole. Esse inevitabilmente introducono un elemento di oscurità linguistica, che è compensata solo da un vantaggio maggiore. I giornali usano molte metafore, spesso logore. Le metafore giornalistiche o quelle pubblicitarie servono per velocizzare la comunicazione e renderla più vivace o memorizzabile. Tuttavia non tutte le metafore sono adatte a un registro diverso o sono motivate in un contesto che non è quello giornalistico; se, per esempio, i giornali possono dire che un prodotto può sfondare sul mercato, un testo più sostenuto dovrà dire che il prodotto può affermarsi; o dovrà dire procedere con la massima prudenza invece di andarci coi piedi di piombo;
  • molte delle caratteristiche del parlato.




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